Airbus russo, Putin avverte i mandanti

Alessandro Lattanzio, 18/11/2015

“Non avrò a che fare con il cane che mi ha morso, è il proprietario del cane che ne sarà ritenuto responsabile“. 

“Perdonare i terroristi dipende da Dio, ma mandarceli dipende da me...”   Vladimir Putin

Il 31 ottobre, il Volo 9268 della Metrojet russa si schiantava nel Sinai, uccidendo 224 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo. E’ troppo presto per trarre conclusioni sull’A321 russo precipitato nel Sinai, affermava Putin, “Sappiamo che tutti gli scenari possibili sono allo studio. La conclusione finale può essere fatta solo dopo l’attuazione e il completamento dei controlli. Se c’è stata un’esplosione, le tracce di esplosivi saranno rimaste sul rivestimento e gli effetti personali dei passeggeri. E’ inevitabile. E abbiamo abbastanza materiale e qualificati esperti mondiali in grado di trovare quelle tracce. Solo così sarà possibile parlare delle cause di questa tragedia. La morte di quelle 224 a bordo è un grande dolore emotivo per tutti noi; per tutti i russi, non importa quale sia la causa dello schianto“. Il 17 novembre, Aleksandr Bortnikov, direttore del servizio di sicurezza russo (FSB), dichiarava “Secondo le analisi un ordigno esplosivo artigianale con un chilo di TNT è esploso a bordo del velivolo, portandolo alla disgregazione in volo, spiegando la dispersione della fusoliera su una vasta zona. Possiamo sicuramente dire che questo è stato un atto terroristico. Le indagini sono state completate su effetti personali, bagagli e parti dell’aereo schiantatosi in Egitto il 31 ottobre. Risultato della perizia condotta su tutti gli elementi, di cui ho parlato, è che tracce di materiale esplosivo straniero sono state rilevate“.
Due settimane dopo l’attentato, diversi analisti russi, alla luce della causa della tragedia, ovvero una bomba piazzata a bordo, osservavano che ciò “pone gravi implicazioni in politica estera. E’ assolutamente chiaro che la Russia non può semplicemente passivamente ingoiare una pillola così amara, e che i prossimi passi in Medio Oriente devono tener conto di tale nuova minaccia. … Prima di tutto è necessario capire quali forze siano dietro gli esecutori diretti del ramo egiziano dello Stato islamico. La prima versione è che il Qatar, Paese che sostiene lo SIIL, sia responsabile. L’emirato ha un rapporto molto teso con Mosca, con cui scambia regolarmente insulti e minacce, sulle operazioni in Siria di Mosca che contrastano gli interessi del potente ministro degli Esteri Qalid bin Muhamad al-Atiyah, minandone l’autorità nel suo Paese, il Qatar. Tuttavia, in questo caso sembra improbabile che sia opera dell’emirato. I giorni delle ambizioni sproporzionate dell’emirato affondano nel dimenticatoio insieme all’ex emiro, e ora l’obiettivo finale delle autorità del Qatar sembra sia manovrare tra Iran e Arabia Saudita. Sembra improbabile che l’emirato rischi le conseguenze di far saltare in aria un aereo russo. I sauditi, d’altra parte, hanno tutte le ragioni per scagliarsi contro il Cremlino. Dopo aver iniziato l’operazione in Siria coordinandosi con gli statunitensi, Mosca non solo sventa tutte le carte di Riyadh nella guerra siriana, ma l’ha messa in una situazione disperata. Se la Russia non può essere convinta ad abbandonare immediatamente Assad, l’Arabia Saudita perderà di sicuro la mano siriana e di conseguenza sarà sconfitta nella guerra per procura con l’Iran. E non è chiaro come gli alleati di
Riyadh nel Golfo nella lotta anti-iraniana reagiranno a tale sconfitta, è improbabile che la vedranno solo quale mero imbarazzo sgradevole. Se si scoprisse che l’Arabia Saudita è davvero dietro l’attentato all’aereo russo, la Russia avrà numerose opzioni a disposizione. La prima e più ovvia iniziare un conflitto militare aperto con Riyadh. Questa è l’opzione più irragionevole. Gli statunitensi sostengono i sauditi, e li sosterranno in caso di guerra. Di conseguenza, Mosca non solo non raggiungerebbe gli obiettivi, ma rischierebbe di distruggere il compromesso traballante con Washington sulla Siria. Ma c’è un’altra possibilità, con Ansarullah la Russia non avrebbe nemmeno bisogno di fornirgli armi (gli iraniani l’hanno già fatto con successo). Basterebbe semplicemente fornirgli sostegno politico e proteggerlo da eventuali sanzioni“. Secondo analista di Svobodnaja Pressa, Evgenij Satanovsky, esperto di Medio Oriente, suggerisce che la “pista del Qatar va seguita nella tragedia sul Sinai. In primo luogo, il denaro può aprire qualsiasi porta in Egitto. In secondo luogo, il Qatar ora ha un assai mal celata ostilità verso la Russia. La guerra in Siria è trattata dal ministro degli Esteri come un affare personale. Atiyah ha investito miliardi di dollari in questo affare, e se il piano per rovesciare Bashar al-Assad fallisse, rischia di perdere la posizione nella classe dirigente del Qatar. In particolare, al-Atiyah è lo sponsor di numerosi gruppi terroristici in Siria ora bombardati dagli aerei militari russi. Sì, anche il famigerato Stato islamico è soprattutto un giocattolo del Qatar. Inoltre, il Qatar finanzia il terrorismo nella penisola del Sinai. Vale semplicemente la pena di ricordare l’uso del Qatar dei Fratelli musulmani per minare il governo egiziano, e la sconfitta della Fratellanza da parte delle autorità egiziane nel 2013. A mio parere abbiamo davvero a che fare con un attentato terroristico, che potrebbe essere stato facilmente organizzato dal Qatar. Se fossi nei servizi di sicurezza seguirei la pista del Qatar dall’aeroporto di Sharm al-Shayq. E se le tracce di esplosivo si trovano sul relitto della compagnia aerea (come è stato), sarà necessario guardare al ministro al-Atiyah, e a quei gruppi terroristici nel Sinai che finanzia e organizza. Organizzare attacchi terroristici in Russia non è il loro forte, ma piuttosto del servizio d’intelligence dei sauditi, finché quest’ultimo era guidato dal principe Bandar bin Sultan (licenziato nell’aprile 2014). Ora i sauditi si sono calmati, ed hanno i propri interessi in Egitto. Pertanto, non ho motivo di sospettare del loro coinvolgimento nell’incidente dell’Airbus“.
Non è la prima volta che la Russia affronta tali barbari crimini terroristici, spesso senza alcuna motivazione visibile, interna o esterna, come nell’attentato terroristico a Volgograd nel 2013. Non abbiamo dimenticato niente e nessuno. Li dobbiamo proseguire senza alcuna prescrizione e dovremmo conoscerli tutti per nome. Li cercheremo ovunque cerchino di nascondersi. Li troveremo in qualsiasi parte del mondo e li puniremo. La nostra operazione aerea militare in Siria non dovrebbe semplicemente continuare, va intensificata in modo che i criminali capiscano che la vendetta è inevitabile“, avvertiva il Presidente della Federazione russa.


Riunione sull’indagine sull’aereo di linea russo precipitato sul Sinai
Kremlin.ru 7 novembre 2015

La scorsa notte Vladimir Putin ha tenuto una riunione al Cremlino, dove il Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov ha riferito sulle cause dello schianto dell’aereo russo sul Sinai, il 31 ottobre 2015.
  
Cremlino, Mosca
Prendevano parte alla riunione il Ministro della Difesa Sergej Shojgu, il Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov, il Capo di Stato Maggiore Generale Valerij Gerasimov, il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il Direttore del Servizio d’Intelligence Estero Mikhail Fradkov.
Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov:
Signor Presidente, abbiamo studiato gli effetti personali dei passeggeri e i bagagli e frammenti dell’aereo schiantatosi in Egitto il 31 ottobre, e una perizia di tutti questi oggetti ha trovato tracce di esplosivo di produzione straniera. Secondo i nostri esperti, un ordigno autoprodotto equivalente a 1 kg di tritolo era posto a bordo, il che spiega il motivo per cui il velivolo si disintegrò in volo e i frammenti si sparsero su una vasta area. Possiamo dire con certezza che questo è stato un atto terroristico.

Presidente della Russia Vladimir Putin:
Ancora una volta rendiamo omaggio alle vittime dell’incidente.

Un minuto di silenzio.

Questa non è la prima volta che la Russia sperimenta il barbaro crimine terroristico, di solito senza evidenti cause interne o esterne, come fu nell’esplosione alla stazione ferroviaria di Volgograd alla fine del 2013. Ricordiamo tutto e tutti. L’omicidio della nostra gente sul Sinai è uno dei crimini più sanguinosi per vite umane mai subito. Non asciugaremo le nostre lacrime, rimarrà per sempre nei nostri cuori e menti. Tuttavia, non ci impedisce di trovare e punire i colpevoli. Dobbiamo farlo senza alcun termine; dobbiamo conoscere tutti i loro nomi. Cercheremo ovunque siano nascosti. Li troveremo ovunque siano e li puniremo. In questi sforzi, dobbiamo fare affidamento su coloro che condividono i valori morali alla base della nostra politica, in questo caso, la nostra politica estera e di sicurezza, la nostra politica antiterrorismo. La nostra aeronautica non dovrebbe semplicemente continuare le operazioni militari in Siria, ma migliorarle, in modo da far capire ai criminali che la vendetta è inevitabile. Vorrei chiedere al Ministero della Difesa e allo Stato Maggiore di comunicargli le proposte. Controllerò il progresso di questo lavoro. Vorrei che il Ministero degli Esteri russo si rivolga a tutti i nostri partner. Ci affidiamo a tutti i nostri amici in questi sforzi, tra cui la ricerca e punizione dei colpevoli. Agiremo in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto di uno Stato all’auto-difesa. Chi cerca di aiutare i criminali dovrà sapere che si assume la piena responsabilità dei loro eventuali attentati. Vorrei che tutti i nostri servizi speciali si concentrino su questo compito.
























Alessandro Lattanzio – SitoAurora