Europa e crisi dei profughi: Caos controllato e Majdan taqfirita

Alessandro Lattanzio, 4/9/2015

I media si concentrano su un camion in Austria, dove sono morti 70 esseri umani, e su una manciata di bambini da qualche parte più morti che vivi al momento del rinvenimento. Bruxelles e Berlino devono usare la loro energia nello sforzo di migliorare la situazione nei Paesi da cui i rifugiati fuggono. Devono riconoscere il ruolo che hanno svolto nella distruzione di questi Paesi. Ma la possibilità che ciò accada è praticamente nulla. Pertanto Paesi come Grecia e Italia devono trarre le conclusioni e uscirne, o verranno risucchiati nel vortice antiumano qual è l’UE. L’Europa deve guardare al futuro di questa crisi in modo assai diverso da quello attuale, o si troverà di fronte a problemi ben più grandi di quelli che affronta ora”. (Zerohedge)

L’attuale campagna mediatica moralista sui migranti provenienti dal Medio Oreinte e Africa è in linea con la propaganda sul golpe in Ucraina e l’attacco alla Libia, con informazioni false, foto di origine ignota, “strazianti” storie personali senza mai menzionare le vere ragioni della migrazione. Stati Uniti, Turchia e Paesi islamisti guidano attivamente la guerra contro la Siria, e prima contro la Libia, creando la situazione all’origine dell’emigrazione, e di cui non si discute affatto. Che i “rifugiati” provengano dalla sicura e pacifica Turchia, viene bellamente ignorato, mentre in Europa divampa una propaganda mediatica caninamente eseguita in massa dai media del blocco atlantico. Mentre Angela Merkel invita 800mila migranti, a beneficiarne saranno i partiti di estrema destra. Perché è disposta a fare ciò? Per raggiungere i seguenti obiettivi:
Erdogan invia i profughi (e anche cittadini curdi) dalla Turchia verso l’Europa, in combutta con Berlino e per vendicarsi delle critiche alla sua politica.
Intensificare il sostegno alla guerra contro la Siria.
Turchia e Stati del Golfo pianificano la creazione del SIIL 2.0
La campagna multimediale sui migranti è un’operazione da guerra delle informazioni. Chi c’è dietro e qual è lo scopo?


Erdogan e Obama
Washington vorrebbe creare un’altra coalizione per intervenire direttamente in Siria che includerebbe i Paesi dell’Unione europea. Washington potrebbe cercare una risoluzione delle Nazioni Unite per le operazioni contro la Siria, ottenendo un assenso incondizionato da Francia e Germania, e le operazioni di guerra psicologica di questi giorni, dalla farsa dell’attentato sul TGV francese sventato da militari statunitensi e militanti sionisti, al flusso di migranti taqfiriti attraverso i Balcani, la cui via è stata spianata con la guerra dell’informazione attuata da Gladio (ovvero i mass media occidentali controllati dalle intelligence statunitensi) contro il governo Tsipras in Grecia e il governo filo-russo della Macedonia, servono proprio a ‘convincere’ l’Unione europea a spalleggiare qualsiasi iniziativa di Washington in Medio Oriente, presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’appoggio europeo, infatti, non è così scontato dato il disastro libico e il fallimento del neocolonialismo anglo-francese in Siria e Libano e dell’aggressione coperta statunitense all’Iraq, e l’imminente ritirata di Washington dall’Afghanistan. Al tutto si aggiunge il fantasma dello Stato islamico, da impiegare per giustificare l’interventismo di USA e NATO nella regione e sollecitare l’azione dell’ONU e relative cinghie di trasmissione, come l’UNCHR, il cui ruolo esiziale si era ben illustrato nel 2011, sul caso della Libia. Va notato che, finora, gli Stati Uniti hanno accolto ben 1500 rifugiati ‘siriani’ dal 2011. In compenso la Turchia non riconosce i profughi di guerra nel proprio territorio come rifugiati, ed Erdogan vuole sbarazzarsene essendo divenuti anche un peso sociale per la Turchia. Legalmente, infatti, lì sono solo “ospiti” senza diritti. Alcun Paese arabo sunnita s’è offerto di dare asilo ai profughi siriani, perché difatti tali ‘profughi’ non sono altro che i terroristi taqfiriti e familiari al seguito di cui le petromonarchie si sono sbarazzate im questi anni, arruolandoli, anche in cambio dell’amnistia, nella guerra contro Siria e Iraq. Turchia e Giordania ospitano campi di addestramento dei terroristi, mentre i Paesi del GCC non li vogliono semplicemente. Nel caso delle proteste alla stazione di Budapest da parte dei “rifugiati siriani”, appare evidente che si tratta di militanti e non d’immigrati.
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Fonti:
Keep Talking Greece
Moon of Alabama
Reseau International
Zerohedge 
SitoAurora