9 maggio 1945 (Per non dimenticare......)

Jacques Sapir Russeurope 4 maggio 2015

 Le commemorazioni per il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, l’8 e il 9 maggio, hanno un assai forte simbolismo. C’invitano a guardare la nostra storia, ma anche quello che facciamo. La prima guerra mondiale, le cui celebrazioni del centenario continueranno fino al 2018, ha segnato la fine del XIX secolo. Conteneva, così come le altre guerre di inizio secolo, elementi che troveremo nella seconda guerra mondiale. Così i “campi di concentramento” ideati da Kitchener nel corso del secondo conflitto anglo-boero [1] o il genocidio armeno compiuto dalle autorità ottomane nel 1915. Ciò vale anche per le forme di guerra; la “guerra di trincea” fu concepita durante l’assedio di Port Arthur nella guerra russo-giapponese del 1904-1905. Quindi dobbiamo riconoscere che la prima guerra mondiale ha significato gettare l’Europa, e il mondo, nel nuovo universo della violenza industrializzato, con una sempre più offuscata distinzione tra civili e militari. Ma sulla seconda guerra mondiale si è fondata in larga misura la nostra immaginazione e i nostri referenti politici. Non fu, non più, la “continuazione della politica con altri mezzi” secondo Clausewitz. La seconda guerra mondiale fu il primo conflitto in cui l’ideologia sostituì il calcolo razionale.

 Causalità
Non è più di moda, nell’istruzione, di sollevare la questione delle cause del conflitto. Si preferisce compiacersi di una vittimizzazione generale. Non che dal punto di vista del “soldato semplice” o del civile sia importante. Ma non va dimenticata la questione della responsabilità del conflitto. E per capire il problema della responsabilità è necessario sapere le cause, ma anche il corso del conflitto. In questo senso, i nuovi programmi di storia liceali sono in gran parte carenti. Non possiamo affrontare la seconda guerra mondiale senza affrontare il Patto di Monaco, in particolare il fatto che gli anglo-francesi si separarono dai russi per trattare con Hitler [2]. Si può discutere a lungo se Francia e Gran Bretagna avessero bisogno di quest’accordo. Ora sappiamo del totale bluff di Hitler, che l’aviazione non era pronta, anche se allineava mezzi più moderni di inglesi e francesi. Le manovre dal settembre 1938 si tradurranno anche in un incredibile tasso di incidenti. Non va sottovalutato l’aiuto che l’Unione Sovietica era pronta a fornire, in particolare inviando aerei moderni (I-16) alla Francia. Infine, l’esercito cecoslovacco era tutt’altro che trascurabile. Qui dobbiamo sottolineare che i carri armati cechi formarono due divisioni corazzate tedesche nel maggio 1940. Ma l’importanza di questi accordi fu che convinsero Stalin, la cui paranoia era già attiva di suo, che francesi e inglesi non volevano la guerra contro Hitler. In Gran Bretagna, solo Winston Churchill ebbe parole forti e profetiche sull’imminente guerra [3]. Tale idea fu rafforzata dall’accordo tra Germania e Polonia (che approfittò del patto di Monaco per prendersi un pezzo di territorio cecoslovacco) portando allo smembramento del resto della Cecoslovacchia nel marzo 1939. Va qui evidenziata la stupidità (e cecità) del governo polacco. Si alleò con la Germania essendone la prossima vittima. Ciò illumina il patto tedesco-sovietico dell’agosto 1939, in parte giustificato. Comprendendo che inglesi e francesi non erano affidabili, Stalin cercò di mettere l’URSS fuori pericolo. Da un’altra parte, invece, illumina le tendenze imperialiste di Stalin, negoziando segretamente con Hitler l’annessione degli Stati baltici e parte della Polonia. Tuttavia, dedurne l'”alleanza” tra Hitler e Stalin è azzardato. Le truppe sovietiche entrarono in Polonia il 17 settembre 1939 con l’ordine che se le truppe tedesche non rispettevano la loro “zona di occupazione”, di “cacciarle”.

Stalin affronta Hitler
In realtà Stalin sapeva che la guerra con la Germania nazista era inevitabile. Sperava solo di ritardarla il più a lungo possibile. L’interruzione del programma navale del 3° piano quinquennale nel settembre 1940, e il trasferimento dell’acciaio per la costruzione di ulteriori carri armati, è la prova che Stalin sapeva dell’inevitabile confronto. Ma fece l’errore di considerare Hitler una persona razionale. Convinto che la Germania non avrebbe attaccato l’URSS mentre era in guerra con la Gran Bretagna, Stalin e la leadership sovietica si fecero sorprendere dalla decisione di Hitler di attaccare nel giugno 1941. Nel gennaio 1941 si svolsero due “giochi di guerra” (Kriegspiel) al Cremlino, il primo il 2-6 gennaio e il secondo il 7-14 gennaio [4]. Il primo era difensivo, in cui le forze sovietiche era affidate al Maresciallo Pavlov e le forze tedesche (o “blu” nella terminologia sovietica) al Generale GK Zhukov. Questi circondò le forze sovietiche ad est ed avanzò rapidamente. Le carte del primo ‘gioco’ sono interessanti perché sembrano molto vicine alle azioni attuate in realtà dalle forze tedesche. Va notato che se Stalin credeva effettivamente alla parola di Hitler, non si vedeva la necessità di questo “gioco”, tenuto su suo ordine e presenza al Cremlino. Il secondo “gioco” fu testare un’offensiva contro i nemici e vide un ultimo scambio di campo. Zhukov, a capo delle forze sovietiche ora non solo fermava l’avanzata tedesca, ma ha eseguì una contro-offensiva che doveva portarlo fino alle porte di Romania e Ungheria. Un terzo “gioco”, ancora a noi sconosciuto, fu sempre tenuto al Cremlino ai primi di febbraio 1941. Questo nuovo “gioco” testò un’offensiva tedesca lanciata da Bobrujsk a Smolensk e l’importante ponte “terrestre” tra Dvina e Dnepr, che controllava l’accesso a Mosca. Ciò implica che Stalin avesse previsto una profonda penetrazione delle armate tedesche nel territorio dell’Unione Sovietica. In questo “gioco”, Zhukov applicò una difesa a scaglioni esaurendo prima la forza delle divisioni corazzate tedesche, per poi passare a una contro-offensiva su entrambe le ali. Ciò corrispose allo scenario applicato a Kursk nel luglio 1943. Questo “gioco” dimostrò la superiorità della battaglia di arresto seguita dalla contro-offensiva a un attacco preventivo. Ciò dimostra che a quella data non si può più dubitare della serietà con cui fu prevista la possibilità di un attacco tedesco. Ma Stalin era ancora convinto che la guerra non sarebbe esplosa prima del 1942 o 1943, sbagliando. E nel clima di terrore e di sospetto che regnava al Cremlino, bastò screditare le informazioni provenienti tra marzo e aprile 1941 sui preparativi tedeschi. Aggiungiamo che l’Armata Rossa era nel pieno di ciò che lo storico militare statunitense David Glantz chiama “crisi istituzionale”
[5], con la perdita delle trasmissioni delle avanguardie. Fu infatti uno dei motivi principali della confusione che regnò nei primi giorni dell’attacco a Mosca. Aggiungiamo che Stalin accettò le richieste di Zhukov di aprile e maggio 1941 [6], con l’eccezione di porre in allarme i distretti di frontiera, giudicato come possibile “provocazione” per i tedeschi. La frase con cui Vasilevskij svegliò Zhukov la mattina del 22 giugno, “hanno iniziato”, [7] dimostra che i leader dell’esercito sapevano cosa aspettarsi.

Le tre guerre di Hitler
Dovremmo anche ricordare che nel conflitto, e mettendo da parte gli scontri in Cina e nel Pacifico, vi furono tre guerre sovrapposte. Questa sovrapposizione connaturerà il conflitto. La prima guerra fu per il dominio europeo. Quando Hitler attaccò la Polonia per poi volgere contro Gran Bretagna e Francia, non fece che riprendere i sogni di Guglielmo II e Germania imperiale. Ma preparando questa guerra, contenuta nelle atrocità ancora limitate dell’esercito tedesco impegnato in Polonia, ma anche nel nord della Francia dove soldati inglesi e fanteria coloniale francese furono sommariamente giustiziati, si trovava la seconda guerra dei nazisti. Così dobbiamo ricordare che violenza e crimini dell’esercito tedesco furono opera delle truppe naziste e che cominciarono molto presto nel conflitto. Questa seconda guerra si svolse interamente nell’attacco all’Unione Sovietica nel 1941. Fu una guerra per ridurre in schiavitù le popolazioni slave, in particolare ma non esclusivamente, la popolazione russa. La Francia commemora con orrore e dolore il ricordo della strage, nel giugno 1944, della Das Reich a Oradour-sur-Glane; ma si contarono centinaia di villaggi martiri per mano dell’esercito tedesco, non necessariamente unità delle SS, in Bielorussia, Russia e Ucraina orientale. La ferocia della soldataglia tedesca contro il popolo, ma anche della popolazione tedesca verso lavoratori, uomini e donne rapiti e schiavizzati nel territorio del Reich, non ebbe limiti. La violenza di questa guerra suscitò l’odio implacabile che si abbatté sul popolo tedesco nella primavera 1945. La terza guerra iniziò allo stesso tempo, ma assunse un significato particolare quando la prospettiva di una vittoria della Germania collassava, la guerra di sterminio contro la popolazione ebraica. La questione di ciò che è noto come “Olocausto da proiettili” dimostra che l’esercito tedesco collaborò con rare eccezioni a questi massacri. Ma l'”Olocausto da proiettili” evidenzia anche la partecipazione degli ausiliari, soprattutto ucraini, che uccisero in quelle stragi 1,3 milioni di persone. Tuttavia, fu risultato della sconfitta davanti Mosca che la terza guerra si radicalizzò con la volontà confessa del regime nazista di sterminare tutti gli ebrei dei territori che controllava. Tale guerra avrà una svolta ossessiva come dimostra l’assegnazione di mezzi di trasporto, di cui l’esercito tedesco aveva un disperato bisogno, per il programma di sterminio. Nell’estate del 1944, quando l’esercito tedesco si ritirava sotto i colpi delle offensive dell’Armata Rossa, nell’operazione Bagration o di Iasi-Chisinau, il regime nazista requisì centinaia di treni, consumò centinaia tonnellate di combustibile per condurre a morte oltre 400000 ebrei ungheresi. Qui, la guerra di sterminio e il suo simbolo, le camere a gas, sono tutt’altro che un dettaglio.

Una guerra ideologica
In realtà, la terza guerra diventò la guerra “reale” di Hitler e i suoi scagnozzi, la sola in cui potevano sperare una vittoria. Servì anche a saldare al regime nazista la popolazione tedesca e gli alleati del momento che poté trovare, con l’orrore dei crimini commessi. Se la guerra contro gli slavi rese improbabile una pace di compromesso in Oriente, la guerra di sterminio, il cui avvio era noto ai sovietici all’inizio del 1942 e a inglesi e statunitensi a metà 1942, ebbe l’effetto di indurire fino all’inimmaginabile il conflitto in occidente. A causa di queste due guerre, la Germania nazista non poté che vincere o morire, e fin dall’inizio del 1943, Hitler si convinse di non poter prevalere militarmente. Non gli rimase che organizzare, con vari pretesti, il gigantesco rogo che fu la battaglia di Berlino. Nessuna azione militare dopo Kursk ebbe un senso militare. Si può anche mettere in dubbio la realtà della fede nazista nelle “armi segrete” che costituirono certamente un nucleo duro della propaganda, ma la cui efficienza militare si rivelò in realtà molto bassa. La realtà è che, dopo aver commesso l’irreparabile, il regime nazista tagliò i ponti con il mondo della ragione e logica clausewitziana della guerra. Quest’ultima non ha alcun senso al di fuori del darwinismo sociale consustanziale all’ideologia nazista. La guerra di sottomissione e soprattutto la guerra di sterminio trasformarono la natura della seconda guerra mondiale. Questa non è che la ripetizione, più violenta, della guerra imperialista del 1914. Quando le truppe sovietiche liberarono Majdanek [8] alla fine del luglio 1944, il mondo inorridito ebbe le prove del piano mortale della Germania nazista. Dobbiamo ricordare che ci vorranno diversi mesi prima che stampa inglese e statunitense riprendessero sostanzialmente tali informazioni. In realtà, non avvenne fino quando le truppe inglesi e statunitensi non liberarono dei campi di concentramento a loro volta. Ma tutti i campi di sterminio furono liberati dalle truppe sovietiche. Il Tribunale di Norimberga prese atto della specificità della Seconda Guerra Mondiale. Nel creare il concetto di “crimini contro l’umanità” e dichiarandone la natura inalienabile, volle dare un significato alla differenza fondamentale tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma la guerra fredda impedì che questa logica fosse pienamente riconosciuta.

Commemorazione e politica
La commemorazione della vittoria sul nazismo non è quella di una vittoria di un Paese (o gruppo di Paesi) su un altro, perché la seconda guerra mondiale non è una guerra come le altre. La dimensione della vittoria qui è molto diversa. Le guerre di asservimento e sterminio hanno dato a questa vittoria una portata universale, quella della liberazione. Questo è ciò che cerca di negare il potere di Kiev con il disegno di legge 2538-1 mettendo sullo stesso carnefici e vittime, scatenando le proteste degli storici in tutto il mondo [9]. Questa vittoria, data la sua importanza non può e non deve essere sfruttata a fini politici. L’Unione Sovietica sopportò il fardello più pesante, e dovette affrontare fino al novembre 1943 quasi il 70% delle truppe di Hitler. Sarebbe normale e giusto, al di là dei conflitti che possono sorgere tra i leader francesi e russi, che il presidente francese, o almeno il suo primo ministro, si recassero a Mosca il 9 maggio. E’ in gioco l’onore e la credibilità della Repubblica.

 Note:
[1] Farwell, Byron (1976). The Great Anglo-Boer War New York: Harper & Row.
[2] Michel Winock, Nora Benkorich, La Trahison de Munich: Emmanuel Mounier et la grande débâcle des intellectuels, edizioni CNRS, 2008.
[3] “Hanno dovuto scegliere tra guerra e disonore. Scelgono il disonore e Avranno la guerra“, Hyde, A. Harlow (1988), Scraps of paper: the disarmament treaties between the world wars, pagina 307. Media Publishing & Marketing,
[4] B. Fulgate e L. Dvoretsky, Thunder on the Dnepr, Presidio Press, 1997, 2001.
[5] D. Glantz, Before Stalingrad: Barbarossa, Hitler’s Invasion of Russia 1941, Tempus 2003.
[6] In particolare il richiamo di 800000 riservisti e il trasferimento di quattro armate dai distretti militari interni ai confini occidentali. Vedi Generale SP Ivanov, Nachalnyj Period Vojnij [Il periodo iniziale della guerra] (ed.) – Mosca, Voenizdat 1974, capitolo 8
[7] In russo “Eto Nachalo“.
[8] Jozef Karszalek, Majdanek, storia e realtà del campo di sterminio, Rowohlt, Hamburg 1982
[9] Krytyka

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora