Putin sulla Crimea: gli USA ideatori del golpe in Ucraina, addestrano gli estremisti

Voice of Sevastopol 16 marzo 2015

Il colpo di Stato in Ucraina fu organizzato da Washington, dichiarava il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista per un documentario trasmesso il 15 marzo. Gli statunitensi hanno cercato di nascondersi dietro gli europei, ma Mosca ha visto il trucco, ha aggiunto. “Il trucco era che esteriormente l’opposizione (ucraina) apparisse sostenuta soprattutto dagli europei. Ma sapevamo che i mandanti reali erano i nostri amici statunitensi“, ha detto Putin nel documentario, ‘Crimea – Il ritorno in Patria‘, trasmesso da Rossija 1. “Hanno addestrato i nazionalisti e i loro gruppi armati, in Ucraina occidentale, in Polonia e in certa misura in Lituania“, aggiungeva. “Hanno supportato il golpe armato”. L’occidente non ha risparmiato sforzi per impedire la riunificazione della Crimea con la Russia, “usando qualsiasi mezzo, forma e piano“, ha osservato. Putin ha detto che tale approccio è stato ben lungi dall’essere il migliore per un qualsiasi Paese, e un Paese post-sovietico come l’Ucraina in particolare. Tale Paese esiste di recente, ha un nuovo sistema politico e rimane fragile. Violarvi l’ordine costituzionale inevitabilmente ha portato notevoli danni alla sua sovranità, ha detto il presidente. “La legge è stata rigettata e schiacciata, e le conseguenze sono state gravi. Parte del Paese l’ha accettato, mentre un’altra parte non l’accetterà. Il Paese è frantumato“, ha spiegato Putin, accusando i golpisti di aver pianificato l’assassinio dell’allora Presidente Viktor Janukovich. La Russia era pronta ad agire per garantirne la fuga, ha detto Putin. “Ho invitato i direttori dei nostri servizi speciali e del Ministero della Difesa ordinandogli di proteggere la vita del presidente ucraino. Altrimenti sarebbe stato ucciso“*, ha detto aggiungendo che ad un certo punto che l’intelligence elettronica russa, che seguiva il percorso del corteo presidenziale, si rese conto che stava per cadere in un’imboscata. Janukovich non voleva lasciare e respinse l’offerta di riparare a Donetsk, secondo Putin. Solo dopo aver trascorso alcuni giorni in Crimea si rese conto che “non c’era nessuno con cui potesse negoziare con Kiev” e chiese di recarsi in Russia.
Il presidente russo ordinò personalmente la preparazione dell’operazione speciale in Crimea la mattina dopo che Janukovich fuggì, dicendo che “non possiamo lasciare che il popolo (di Crimea) finisse schiacciato dai nazionalisti“. “Gli diedi un compito, gli dissi cosa fare e come farlo e sottolineai che l’avremmo fatto solo se fossimo stati assolutamente sicuri che fosse ciò che il popolo di Crimea voleva che facessimo“, ha detto Putin aggiungendo che secondo un sondaggio dell’opinione pubblica, almeno il 75 per cento della popolazione voleva riunirsi alla Russia. “Il nostro obiettivo non era annetterci la Crimea. Il nostro obiettivo era consentire al popolo di vivere come desidera”, ha detto. “Decisi: ciò che il popolo vuole accadrà. Se vuole maggiore autonomia con diritti supplementari nell’Ucraina, così sia. Se decide altrimenti, non possiamo fallire. Conoscete i risultati del referendum. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare“, ha detto Putin aggiungendo che il suo coinvolgimento personale ha accelerato le cose, affinché coloro che attuavano le sue decisioni non avessero alcun motivo d’esitare. Secondo Putin, nell’operazione rientrava schierare i missili da difesa costiera K-300P Bastion per dimostrare la volontà della Russia di proteggere la penisola da un attacco militare. “Li abbiamo schierati in modo che fossero chiaramente visibili dallo spazio“, ha detto Putin. Il presidente assicurava che l’esercito russo era pronto ad eventuali sviluppi ricorrendo alle armi nucleari, se necessario. Personalmente non era sicuro che le nazioni occidentali non avrebbero utilizzato la forza militare contro la Russia, aggiungeva. Per disarmare le truppe ucraine in Crimea, la Russia inviò le forze del Primo Direttorato dell’Intelligence (GRU) dell’esercito, ha detto il presidente. “Era necessario personale specializzato per bloccare e disarmare 20000 persone ben armate. Non solo in quantità, ma in qualità“, ha detto Putin aggiungendo che diede ordine al Ministero della Difesa di “dispiegare le forze speciali del GRU insieme a forze navali e paracadutisti”. Tuttavia, secondo Putin, il numero di forze russe non superava i 20000 autorizzati dall’accordo sulle basi militari in Crimea della Flotta del Mar Nero russa. “Non avendo superato il numero di effettivi nelle nostre basi in Crimea, la norma non è stata violata“, ha detto. Il presidente russo ha aggiunto che l’invio di truppe russe per proteggere la Crimea e permettere il libero svolgimento del referendum aveva impedito ulteriore spargimento di sangue nella penisola. “Considerando la composizione etnica della popolazione di Crimea, la violenza sarebbe stata peggiore (rispetto a Kiev). Dovemmo agire per impedire conseguenze negative, impedendo tragedie come quella accaduta a Odessa, dove decine di persone sono state bruciate vive“, ha detto Putin, riconoscendo che c’erano alcuni in Crimea, in particolare della minoranza tartara, che si opponevano all’operazione russa. “Alcuni tartari della Crimea erano influenzati dei loro capi, alcuni dei quali per così dire combattenti per i diritti dei Tartari ‘professionisti’“, spiegava. Ma allo stesso tempo la “milizia di Crimea ha collaborato con i tartari, e c’erano tartari tra i membri delle milizie“, ha sottolineato. Il popolo di Crimea ha tenuto il referendum per riunirsi alla Russia dopo aver respinto il governo golpista impostosi a Kiev nel febbraio 2014. La mossa ha scatenato una grossa polemica internazionale, con i sostenitori stranieri del nuovo governo che accusano la Russia di annessione della penisola con la forza. Mosca lo rivendica come legittimo atto di autodeterminazione dove le truppe russe hanno agito solo per garantire la sicurezza e non come forza d’occupazione. I funzionari russi citano l’esempio della repressione militare di Kiev delle regioni orientali dissidenti di Donetsk e Lugansk, costata 6000 vite dall’aprile 2014, quale esempio di spargimento di sangue che la Russia ha impedito in Crimea.


























 Nota:
* Tra il 27 agosto 2014 e il 14 marzo 2015 venivano ‘suicidati’ in Ucraina Valentina Semenjuk-Sansonenko, ex-direttrice del Fondo di proprietà dello Stato nel 2006-2008; Vadim Vishnevskij del consiglio di sorveglianza della banca “Golden Gates“; Nikolaj Sergienko ex-vicecapo delle Ferrovie ucraine nominati da Janukovich nel 2010-2014; Aleksej Kolesnik ex-capo del governo regionale di Kharkov; Valter Sergij ex-sindaco di Melitopol; Aleksandr Bordjukh vicecapo della polizia di Melitopol; Mikhajl Chechetov ex-vicepresidente del gruppo del Partito delle Regioni nel parlamento ucraino; Stanislav Melnik ex-deputato del Partito delle Regioni; Evgenij Pekluchenko ex-presidente della regione di Zaporozhe; Sergej Melnichuk, procuratore di Odessa; Vladimir Demidko ex-deputato del Partito delle Regioni; Olga Moroz direttrice del quotidiano “Vestnik Netechinskij“. (Les Crises)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora