Sfide e prospettive della cooperazione tra Egitto e Russia

Viktor Titov New Eastrern Outlook

Il 9-10 febbraio, il presidente russo Vladimir Putin si recherà in visita ufficiale in Egitto. Numerosi colloqui sono già stati programmati per considerare la prospettiva di un ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali nelle sfere politica, economica, umanitarie e militare. Il presidente della Russia discuterà la situazione in Medio Oriente e Nord Africa, in particolare in Iraq, Siria, Libia e il problema della sistemazione israelo-palestinese, con il suo omologo egiziano Abdalfatah al-Sisi. Va notato che la visita si svolge in un momento in cui i Paesi si trovano ad affrontare un numero sempre maggiore di sfide: la Russia cerca di superare gli effetti delle sanzioni economiche illegali imposte dall’occidente per la situazione in Ucraina, mentre l’Egitto si sforza di combattere in una situazione politica sempre più aggravata. Così l’esito dei negoziati avrà un effetto di vasta portata per i due Paesi, sia politico che economico. E’ degno di nota che Stati Uniti ed Arabia Saudita abbiano voluto impedire il rafforzamento del partenariato russo-egiziano, dato il ruolo cruciale che l’Egitto svolge in Medio Oriente, anche nonostante il notevole indebolimento delle sue posizioni dopo la rivoluzione “colorata” del gennaio 2011. Gli attacchi terroristici nella provincia egiziana di Sinai del Nord, il 29 gennaio, sono costati la vita di 30 persone lasciando oltre 100 feriti. Un gruppo di terroristi dal nome Ansar al-Bayt Maqdis, strettamente collegato allo Stato islamico, ha la responsabilità dell’ondata di terrore che recentemente spazza l’Egitto, tra cui recenti attacchi e numerosi atti di sabotaggio. In cima a tutto, l’ideologo dei Fratelli musulmani Yusuf al-Qaradawi ha indirizzato agli islamisti una serie di istigazioni. Residente in Qatar da quando c’è un mandato di cattura in Egitto per una serie di accuse di tradimento, estremismo e legami con organizzazioni terroristiche avanzate dal governo egiziano. E’ un peccato che, nonostante i notevoli sforzi delle autorità locali per porre fine alla crescita del radicalismo nel Paese, non siano riuscitieancora ad avere successo. E’ chiaro che con una dura crisi economica e l’assenza di reali miglioramenti nel tenore di vita della popolazione, il governo dell’Egitto abbia intrapreso una missione rischiosa promuovendo sentimenti anti-islamisti. Dopo tutto, se il comando militare non riconsidera l’atteggiamento nei confronti dei sostenitori dell’Islam moderato in Egitto, offrendo un modo per coinvolgerli legittimamente nella vita politica del Paese, la situazione dei movimenti clandestini islamisti può aggravarsi seriamente, e l’instabilità permanente, che affligge il nord della Penisola del Sinai, si diffonderà nel Paese. In precedenza, dopo il rovesciamento del presidente islamista Muhammad Mursi nel 2013, a causa dei torbidi politici indotti dagli Stati Uniti presso i loro satelliti arabi, pur sostenendo gli islamisti fino a un certo punto per poi schierarsi con i loro avversari, il governo di Cairo ha deciso di volgere lo sguardo verso Mosca. Così, il 26 luglio 2013, i manifestanti che sostenevano il Generale Abdelfatah al-Sisi scesero in strada con i ritratti del Presidente Vladimir Putin, e poi i politici egiziani invitarono ufficialmente il capo dello Stato russo. Quindi una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra Federazione Russa ed Egitto è iniziata.
Nel novembre 2013 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov insieme al ministro della Difesa Sergej Shojgu, giunse a Cairo. Negli stessi giorni l’incrociatore russo Varjag era ormeggiato nel porto di Alessandria, la prima nave da guerra russa negli ultimi 21 anni. Tuttavia, entrambe le parti hanno proceduto a sviluppare le relazioni bilaterali con cautela. Mosca e Cairo ripetono più volte che la Russia non cerca di sostituire gli Stati Uniti in Egitto. Appare abbastanza evidente che l’influenza statunitense nel Paese non è minacciata in alcun modo. Basti dire che il Generale al-Sisi, come la maggior parte dei suoi colleghi, s’è istruito negli Stati Uniti, mentre la maggior parte delle armi che l’Egitto possiede oggi provengono dagli Stati Uniti. Ma quali sono gli obiettivi della Russia in Egitto? Secondo gli analisti, sono la definizione di una posizione comune su una lunga serie di argomenti, tra cui crisi siriana, promozione della cooperazione economica bilaterale, con particolare accento sulle importazioni di cereali e turismo, e cooperazione militare, che si tratti di consegna di armi russe, partecipare ai programmi di addestramento degli ufficiali egiziani o possibile istituzione di una base navale russa sulle coste mediterranee. Il 12 agosto 2014, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi visitava la Russia, come sua prima visita ufficiale all’estero in questa veste. Il presidente egiziano ha ricevuto un insolitamente caldo benvenuto a Mosca, che i leader arabi non vedevano dai tempi di Gamal Abdel Nasser, quando le relazioni bilaterali tra Unione Sovietica ed Egitto erano al culmine. Anche il Patriarca della Chiesa ortodossa russa, Sua Santità Kirill, accolse l’ospite con un discorso di benvenuto. La visita di Abdalfatah al-Sisi a Mosca aveva lo scopo di rafforzare il partenariato strategico tra Mosca e Cairo, quando l’influenza russa in Medio Oriente cresce e i sentimenti filo-USA calano di molto. L’affermazione si dimostra vera con il fatto che il presidente egiziano si recò in Arabia Saudita, alla vigilia del suo viaggio a Mosca. A Riyadh al-Sisi discusse con il re saudita Abdullah, mettendo particolare accento sulla necessità urgente di combattere il terrorismo. La marcia vittoriosa degli islamisti radicali in Iraq, il loro rafforzamento in Siria e i tentativi per destabilizzare il Libano non solo mettono in pericolo gli Stati del Golfo, ma minacciano tutto il mondo arabo. Non c’è da stupirsi che il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi sia diventato il simbolo della lotta all’Islam radicale, dopo aver rimosso dal potere l’ex-presidente Muhammad Mursi e vietato l’organizzazione radicale islamista dei Fratelli musulmani in Egitto. La chiave del cambiamento è stata la vittoria diplomatica della Russia in Siria, quando riuscì ad impedirne l’imminente invasione e salvare il Paese dalla distruzione totale. I governanti dei Paesi arabi hanno visto un forte attore politico sulla scena internazionale, in grado di difendere i propri interessi e i propri alleati, rifiutando di fare marcia indietro su una situazione difficile.
Sulla cooperazione militare bilaterale, l’elenco delle armi che la Russia può inviare in Egitto è lungo: una versione migliorata del caccia-bombardiere MiG-29, sistemi antiaerei, elicotteri da combattimento, missili a lungo e corto raggio e anticarro. Ma Mosca è disposta ad inviare le armi a condizione che l’Egitto possa pagarsele. E qui l’Arabia Saudita entra in gioco, disposta a fornire un generoso sostegno al regime egiziano. Questo Paese è pronto a fornire 2 miliardi di dollari a Cairo, necessari per il successo commerciale delle armi tra Cairo e Mosca. Egitto e Russia hanno deciso di tenere esercitazioni navali congiunte una o due volte l’anno e di cooperare nella lotta al terrorismo. Gli egiziani hanno offerto alla Russia di poter costruire una fabbrica di armi in Egitto, che potrebbe venderle a Paesi terzi. Quando Vladimir Putin sarà a Cairo, l’Egitto preparerà una serie di accordi dal valore complessivo di 3 miliardi di dollari, secondo cui MiG-29M/M2, sistemi di difesa aerea di diversi tipi, Mi-35, sistemi antinave, munizioni varie e armi leggere saranno inviati in Egitto. Le cosa vanno bene nella cooperazione economica. Nel marzo 2014 il Ministero dello Sviluppo Economico russo inviava una missione di aziende russe interessate a progetti comuni nel commercio e negli investimenti. La delegazione comprendeva rappresentanti delle 10 principali società russe. La delegazione russa ebbe incontri con i leader di sei ministeri dell’Egitto, così come con le principali aziende egiziane che potevano diventare potenziali partner. Il ministro dell’Industria, del Commercio e delle Piccole industrie egiziano Hatim Salah sostenne la proposta della missione russa di aumentare il volume del commercio bilaterale a 10 miliardi di dollari entro il 2020 (ora pari a 3,5 miliardi). Cairo ha invitato le organizzazioni russe a una più ampia partecipazione nella realizzazione di progetti infrastrutturali, per lo sviluppo del distretto industriale della zona occidentale del Canale di Suez, così come nella costruzione di nuove linee metropolitane nella capitale egiziana. Inoltre, entrambi i Paesi dovranno prestare particolare attenzione alla promozione dei progetti presentati dagli imprenditori russi nel loro viaggio d’affari in Egitto: promozione e certificazione in Egitto dell’aviogetto russo MC-21 che sarà costruito dalla società Irkut, partecipazione della società Russian Power Machines per modernizzare e migliorare la produzione di energia dell’Egitto; la consegna di attrezzature per l’edilizia (gru) Nameks e la prospettiva di costruirle in Egitto; la partecipazione di Gazprom Neft nelle aggiudicazioni ed acquisizioni di attività nell’industria petrolifera, la creazione di un centro di spedizione nazionale in Egitto e la conseguente produzione di vari dispositivi (tecnologie di navigazione russe); l’invio di attrezzature per costruzioni stradali della società Concern Tractor Plants.

Naturalmente, vi sono le difficoltà dovute alle sanzioni occidentali contro la Russia, in particolare nel settore del turismo. Il numero di turisti russi nell’ultimo anno è sceso della metà, e i russi rappresentavano il 50% dei turisti in Egitto. Il turismo egiziano può ancora essere salvato dal passaggio all’uso di monete nazionali. Il leader egiziano ha ordinato al governo di valutare tale opzione, con cui l’Egitto importerà beni dalla Russia pagandoli in lire egiziane, mentre i russi acquisteranno biglietti per il Mar Rosso in rubli. Quindi la visita di Putin in Egitto mira a divenire leva dell’ulteriore cooperazione complessiva tra Russia e Egitto, e perno del ritorno in Medio Oriente della Russia quale prima attrice.

Viktor Titov, Ph.D è un commentatore politico sul Medio Oriente, per la rivista online “New Eastrern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora