L’Egitto volta le spalle a dollaro e F-16

Philippe Grasset, Dedefensa,

 Due eventi che riguardano l’Egitto da una parte, e Russia e Francia dall’altra, sono da segnalare e commentare in modo integrato indicando un evento politico di reale importanza. Tale evento non è altro che l’assai convincente realizzazione operativa del passaggio
antiamericanista dell’Egitto del Generale al-Sisi. Ripreso l’Egitto dalle mani dei Fratelli musulmani del presidente Mursi, effettuato in condizioni di estrema violenza che avevano mobilitato tutte le organizzazioni e gli strumenti umanitari del blocco BAO, influenzando la politica insinuante ed incerta di Washington nel senso umanitario ed emozionale. Ciò suscitava diverse reazioni, tra cui quelle assai marcatamente antiamericaniste del nuovo governo egiziano. In generale, tuttavia, la tesi preferita dalla critica ideologica dell’americanismo, tanto quanto dai regimi antidemocratici in Medio Oriente, assai spesso critiche manichee quanto l’americanismo, erano che il regime di Sisi recuperava il sistema di Mubaraq, soprattutto con l’allineamento su pressione, influenza e corruzione, all’americanismo e alla sua politica imperialista. Non era la nostra analisi, valutando che nel processo avviato da Sisi vi fosse la dimensione del neo-nasserismo segnato dall’ostilità al dominio degli Stati Uniti. Il miglioramento dei rapporti con la Russia dell’Egitto di Sisi vanno in questa direzione. Interpretiamo i due eventi che presenteremo in questo senso politico fondamentale, a conferma della direzione operativa antiamericanista del regime di Sisi. Usiamo il termine “fondamentale”, perché le due questioni sono interessate, ciascuna nel suo campo e genere di grande importanza, quali eventi strategici realmente fondamentali.
 • In primo luogo, nell’ambito della visita di Putin in Egitto, vi è l’annuncio che russi ed egiziani attuano le condizioni per svolgere le reciproche transazioni commerciali e militari, che sono importanti e che dovrebbero aumentare utilizzando le monete nazionali, sebbene usassero finora il dollaro. Si tratta quindi del processo di dedollarizzazione, lanciato dai russi dall’inizio della crisi in Ucraina e della tensione estrema tra Russia e Stati Uniti (blocco BAO). Possiamo vedervi qualcosa altro, ponendo implicitamente e indirettamente l’Egitto a favore della posizione russa nello scontro fondamentale con gli Stati Uniti. E’ evidente che questo atteggiamento egiziano, proprio come l’altro evento della possibile vendita del Rafale all’Egitto, solleverà forti reazioni nel Congresso sui massicci aiuti finanziari degli Stati Uniti all’Egitto (quasi 2 miliardi di dollari l’anno). In tale contesto, l’aiuto verrebbe semplicemente minacciato di cancellazione. Russia Today (RT), del 9 febbraio 2015 : “Russia ed Egitto potrebbero presto escludere il dollaro statunitense e utilizzare le loro monete nazionali per la liquidazione dei conti negli scambi bilaterali, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista ai media egiziani prima della sua visita nel Paese. La questione dell’abbandono del dollaro nel commercio è “attivamente discussa”, ha detto Putin al quotidiano al-Ahram, prima del viaggio in Egitto. Il presidente russo è stato invitato a un incontro bilaterale con l’omologo egiziano Abdalfatah al-Sisi. “Questa misura aprirà nuove prospettive a commercio e cooperazione degli investimenti tra i nostri Paesi, riducendone la dipendenza dalle attuali tendenze dei mercati mondiali”, ha detto Putin. “Vorrei sottolineare che abbiamo già utilizzato le monete nazionali per il commercio nella CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) e con la Cina. Questa pratica dimostra il proprio valore; siamo pronti ad adottarla anche nelle nostre relazioni con l’Egitto. La questione è discussa in sostanza dalle agenzie competenti di entrambi i Paesi”. L’Egitto è da lungo tempo partner di fiducia della Russia e il rapporto tra i due Paesi è in rapido sviluppo, ha detto il presidente russo. “Il volume del commercio bilaterale è aumentato significativamente negli ultimi anni: nel 2014 è aumentato di quasi la metà rispetto all’anno precedente, pari a più di 4,5 miliardi di dollari”, ha detto invitando al rafforzamento della tendenza”.
 • Il secondo evento è la possibile vendita di 24 Rafale francesi (oltre a una fregata FREMM) all’Egitto, attualmente in discussione e in fase di risoluzione apparente. (Con i soliti caveat, il Rafale incontra nell’esportazione molti ostacoli, di solito nelle fasi finali della negoziazione). Gli egiziani e Sisi stesso fecero aperture ai francesi pochi mesi fa, con senso di urgenza. Ieri, su Europe-1/I-Télé, il ministro della Difesa francese Le Drian ha parlato dell’argomento con la massima cautela, ma indirettamente confermava che si era nelle fasi finali della trattativa. (Le Monde, 8 febbraio 2015). “Le discussioni con l’Egitto per la fornitura di aerei da combattimento Rafale sono “abbastanza avanzate, ma non concluse”, ha detto il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, l’8 febbraio a Europe-1/I-Télé/Le Monde. La conclusione di un accordo tra Francia ed Egitto per un piano di finanziamento per la vendita di 24 aerei da combattimento Rafale e di una fregata multiruolo FREMM ,sembra molto più vicina. Secondo il quotidiano Les Echos del 6 febbraio, l’accordo varrebbe tra i 3 e i 6 miliardi di euro, in parte garantiti da Parigi“. Naturalmente, non è il destino del Rafale, che sembra finalmente avvicinare diversi mercati d’esportazione, importante per noi nel quadro dei commenti che ci orientano. (Dobbiamo ancora notare che il Rafale non ha finora ricevuto alcun ordine di esportazione per la forte opposizione, con qualsiasi mezzo, degli Stati Uniti, e anche per gli errori francesi e la diluizione della politica d’indipendenza nazionale francese, che garantiva sostegno incondizionato alle esportazioni di armi, nonché discrezione estrema e virtuosa osservata da funzionari e industria francesi, per non apparire concorrenti ideologici degli Stati Uniti. Tuttavia, il Rafale può essere considerato uno dei migliori caccia del mondo, se non il migliore, con gli unici concorrenti nei modelli russi, essendo gli Stati Uniti completamente bloccati dal catastrofico programma JSF, ampiamente promesso ma destinato a un crollo rapido, i cui segni evidenti ed anticipatori preoccupano la massa di acquirenti stranieri di tale aereo).
No, la questione importante, per noi, è il fatto politico. Naturalmente, la stampa del sistema francese allineata fino alla nausea su narrazione e istruzioni del blocco BAO, non ha nemmeno bisogno di essere esplicitamente americanista, menzionando appena la cosa e preferendo ironizzare sulle difficoltà dell’esportazione del Rafale. La cosa importante è ciò che appare essere il desiderio egiziano di smettere di comprare dagli USA riguardo il settore strategico fondamentale degli aerei da combattimento; l’Egitto mostra un punto di vista identitario molto più assertivo della Francia. I francesi hanno venduto i Mirage (M5 e 2000) all’Egitto, ma l’ultimo ordine (Mirage 2000) risale ai primi anni ’80. Da allora, il campo strategico degli aerei da combattimento è stato riservato agli USA (F-16 ), come chiaro segno dell’allineamento di Mubaraq agli Stati Uniti, grazie all’aiuto annuale di 2 miliardi di dollari. L’approccio di Sisi verso il Rafale significava, prima di qualsiasi osservazione sulle qualità del velivolo, che intendeva rompere con gli Stati Uniti su tali armamenti strategici, e quindi si trattava di un atto politico d’importanza strategica. Confermando l’erosione accelerata della posizione egemonica ed imperialista nel mondo, se si considera l’importanza dell’Egitto sul piano strategico, politico e demografico. Aggiungendo che i sauditi, tra i principali sostenitori dell’Egitto che partecipano senza dubbio alla decisione dell’ordine dei Rafale, non appaiono per nulla interessati da tale orientamento, misurando ancora una volta la degradazione della potenza di proiezione dell’influenza statunitense. Qualunque cosa vogliano i francesi, ora assai sensibili a buone relazioni con gli Stati Uniti tenendosi la posizione di primo della classe del blocco BAO, l’ordine (con la fregata FREMM) li renderebbe immediatamente nemici degli USA, vecchia classica posizione dei gollisti. Gli Stati Uniti non l’ignorerebbero, tenendo contro che l’esportazione di armamenti è un settore chiave della loro strategia, accentuando così la diffidenza ostile degli Stati Uniti verso la Francia, già ben avviata a causa del comportamento francese sulla crisi ucraina delle ultime settimane. Comunque, per quanta delizia ricavi dal vassallaggio, la Francia sarà sempre accompagnata dai suoi vecchi demoni, questa terribile diavoleria prodotta dai riflessi delle indipendenza e sovranità nazionali. Povera Francia, che nonostante BHL e i neocon della Rive Gauche, non può sbarazzarsi delle tari indelebili dovute ad indipendenza, identità, sovranità e principio… Vizi connaturati al corpo.

  
L’Egitto aderirà alla zona di libero scambio eurasiatica guidata dalla Russia.
Russia Today

L’Egitto ha istituito la zona di libero scambio con l’Unione eurasiatica guidata dalla Russia, che comprende Russia, Armenia, Bielorussia e Kazakhstan, il Presidente dell’Egitto al-Sisi l’ha annunciato in una conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. “Abbiamo raggiunto un accordo per istituire una zona di libero scambio tra l’Egitto e l’Unione economica eurasiatica“, ha detto il Presidente egiziano Abdel al-Sisi. Ci sono stati più di 4,5 miliardi dollari di scambi commerciali tra la Russia e l’Egitto nel 2014, un aumento di oltre l’80 per cento rispetto all’anno precedente, ha detto il Presidente Putin. Ora sarà più facile per i prodotti egiziani raggiungere i mercati di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia, e viceversa. I due Paesi hanno inoltre deciso di creare una zona industriale russa nei pressi del Canale di Suez. Le imprese russe hanno partecipazioni in più di 400 aziende egiziane. Russia ed Egitto collaboreranno su nuovi progetti d’investimento, in particolare nei trasporti, produzione ed energia, petrolio e nucleare. Lukoil, la seconda maggiore compagnia petrolifera russa raffina più del 16 per cento del petrolio proveniente dall’Egitto. La Russia aiuterà l’Egitto a sviluppare centrali nucleari e addestrare personale per creare una nuova industria nucleare nel Paese. L’Egitto vuole anche aumentare le entrate dai turisti russi. Il settore turistico del Paese ha sofferto molto a causa della riduzione della sicurezza dopo la cacciata del presidente Hosni Mubaraq nel 2011, ed attualmente lotta per riconquistare i visitatori stranieri. Nel 2014, più di 3 milioni di russi si recarono in Egitto per turismo, nonostante il peggioramento della situazione economica in Russia.


















Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora