La Russia ha trovato l’antidoto alla forza di reazione rapida della NATO?

Valentin Vasilescu, Reseau International,

Al vertice della NATO in Galles nell’estate 2014, gli Stati Uniti proposero, e gli altri Stati membri accettarono, la creazione di una forza di reazione rapida in Europa. Nei primi mesi del 2015, la decisione prende forma con la dichiarazione del tenente generale Ben Hodges, comandante delle forze USA in Europa, secondo cui una forza di spedizione statunitense di 150-160 carri armati M1 e blindati M2 e 24 pezzi d’artiglieria semoventi, sarà schierata in Germania, al confine con Russia e Paesi baltici.
Per poter fermare qualsiasi offensiva della NATO, incentrata nella potenza di fuoco di tale formidabile brigata statunitense, la Russia ha fatto una mossa a sorpresa. Il segreto dei russi è la massima efficienza della proiezione delle proprie forze su lunghe distanze in poche ore. La Russia sfrutta l’effetto sorpresa, ottenuta non utilizzando gli ingombranti carri armati T-90, ma aumentando mobilità e potenza di fuoco delle sue truppe aviotrasportate. Nel 2015 l’esercito sarà fortemente dotato di due tipi di blindati, i BTR-MD Rakushka e BMD-4M progettati per essere paracadutati dall’aereo Il-76, in modo da circondare l’avversario creando brecce e sbriciolandolo. Il BTR-MD Rakushka è un blindato cingolato da 13 t, in grado di muoversi a 70 km/h e di superare fiumi trasportando al sicuro un gruppo d’intervento di 13 paracadutisti o 2 tonnellate di munizioni. L’armamento è costituito da una mitragliatrice CKN da 7,62 millimetri e un lanciagranate automatico da 30 mm. Per supportare i BTR-MD Rakushka, i paracadutisti hanno un altro blindato da 13 t, il BMD-4M, il cui armamento è più complesso di quello di un carro armato essendo composto da un cannone da 100 mm montato sulla torretta e che spara proiettili convenzionali e missili guidati anticarro laserguidati (9M117 Bastion). La torretta ha anche un’altra arma da 30 mm che ha un rateo di tiro di 300 colpi al minuto, e quattro lanciamissili anticarro. Oltre al BMD-4M, le forze russe sono dotate dal 2005 dei carri armati leggeri Sprut-SD (da 18 t) armati con un cannone da 125 mm che può spaare missili anticarro laserguidati 9M119 Svir. L’aereo Il-76 ne può paracadutare due ad ogni sortita. La 106.md Divisione Aeroportata di Tula sviluppa i mezzi corazzati (6×6 e 4×4) tipo UAMZ 5313 Kolun (capienza di 16 persone) e UAMZ 4901 Toros. Per ottenere la massima precisione di tiro, i russi hanno deciso di introdurre un numero massiccio di moderni mezzi da ricognizione. Si tratta di antenne mobili in grado di creare una mappa digitale in tempo reale con le coordinate GPS degli elementi dello schieramento nemico, soprattutto dell’artiglieria, classica e mobile, e dei movimenti dei carri armati. I dati possono essere trasmessi all’artiglieria fino a una distanza di 50 km.

Il nuovo semovente da ricognizione dell’artiglieria PRP-4A Argus, è stato ottenuto montando un radar IL120-1 su un veicolo da combattimento della fanteria BMP-1, al posto della torretta. Il sistema è dotato di un dispositivo ottico di visione notturna, accoppiato a due telemetri laser periscopici 1D14-1, uno anteriore ed uno posteriore. L’equipaggio costituito da comandante, pilota, operatore radar e operatore dei sensori elettro-ottici. I due operatori sono dotati di display multifunzione KL-85cu collegati ai satelliti per le comunicazioni militari russe. L’apparecchiatura combinata a sensori operati a 360° in orizzontale e +/- 5° in verticale consente di determinare le coordinate di mezzi corazzati e artiglieria nemici fino a una distanza di 20-25 km, e gruppi isolati di soldati fino a 7 km. Per confondere i missili anticarro laserguidati dei nemici, il PRP-4A Argus ha un trasmettitore laser stroboscopico 1PN125 e lanciagranate 3VD35 che producono una cortina di aerosol. Il sistema PRP-4A Argus è stato testato nei poligoni della Russia ed opera in combinazione con l’obice semovente 2S19 MSTA-S da 152 mm e con il lanciarazzi termobarico da 30 tubi da 220 millimetri TOS-1, dimostrando piena compatibilità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora