La svolta politica globale della Cina


F. William Engdahl New Eastern Outlook 10/01/2015

 Sono stato in Cina negli anni più di una dozzina di volte. Ho parlato con persone di ogni livello del processo decisionale, e una cosa che ho capito è che quando Pechino compie un’importante svolta politica, lo fa con cura e grande decisione. E quando c’è un nuovo consenso, l’eseguono con notevoli effetti su tutti i livelli. Questo è il segreto del miracolo economico trentennale. Ora i vertici della Cina hanno preso una decisione politica che trasformerà il nostro mondo nel prossimo decennio.
Il 29 novembre 2014, un incontro poco noto ma molto significativo ha avuto luogo a Pechino mentre Washington era assorbita dai suoi vari tentativi di paralizzare e destabilizzare la Russia di Putin. S’era tenuta ciò che è stata definita la Conferenza centrale sul lavoro negli affari esteri. Xi Jinping, presidente cinese e presidente della Commissione militare centrale, ha tenuto ciò che è stato definito “un importante discorso”. Un’attenta lettura del comunicato ufficiale del ministero degli Esteri sulla riunione ne conferma l'”importanza”. La direzione centrale della Cina ha reso ufficiale la svolta strategica globale delle priorità geopolitiche della politica estera cinese. La Cina non considera più i suoi rapporti con Stati Uniti e UE di massima priorità. Piuttosto ha definito prioritario il nuovo raggruppamento di Paesi per la propria attenta mappa geopolitica comprendente la Russia e tutte le economie in rapido sviluppo dei BRICS, i vicini asiatici della Cina così come l’Africa e altri Paesi in via di sviluppo. In prospettiva, nel 2012 la visione della politica Estera della Cina comprendeva le Organizzazioni multilaterali (ONU, APEC, ASEAN, FMI, Banca Mondiale, ecc), e la diplomazia pubblica decideva in quali ambiti impegnarsi nel mondo. Chiaramente la Cina ha deciso che tali priorità non le sono più funzionali nel quadro generale così descritto: Grandi Potenze (principalmente Stati Uniti, Unione europea, Giappone e Russia); Periferia (tutti i Paesi che confinano con la Cina); Paesi in via di sviluppo (tutti i Paesi dai bassi PIL). Nel suo discorso alla riunione, il Presidente Xi ha evidenziato una sotto-categoria dei Paesi in via di sviluppo: “Potenze dal Maggiore Sviluppo (Kuoda fazhanzhong de guojia). La Cina “amplierà la cooperazione e stringerà l’integrazione per sviluppare il nostro Paese” con le grandi potenze in via di sviluppo, ha dichiarato Xi. Secondo gli intellettuali cinesi, questi Paesi sono ritenuti dei partner particolarmente importanti “nel sostenere la riforma dell’ordine internazionale“, e sono Russia, Brasile, Sud Africa, India, Indonesia e Messico, cioè i partner della Cina nei BRICS così come Indonesia e Messico. La Cina non si definisce più “Paese in via di sviluppo”, indicando una mutata immagine di sé.
Il Viceministro degli Esteri Liu Zhenmin ha indicato un aspetto rilevante della nuova politica, quando alla conferenza di Pechino ha dichiarato che lo “squilibrio in Asia tra sicurezza politica e sviluppo economico è un problema sempre più importante“. La proposta della Cina di creare una comunità asiatica “dal destino condiviso” è volta a risolvere tale squilibrio. Ciò implica legami economici e diplomatici più stretti con Corea del Sud, Giappone, India, Indonesia, Vietnam e Filippine. In altre parole, anche se il rapporto con gli Stati Uniti rimane di massima priorità a causa della loro potenza militare e finanziaria, ci si può aspettare una Cina sempre più apertamente contraria a ciò che considera l’interferenza statunitense. Questo s’è visto chiaramente ad ottobre, quando il China Daily ha scritto un editoriale, durante l'”Umbrella Revolution” di Hong Kong, chiedendosi “Perché Washington crea le rivoluzioni colorate?” L’articolo denunciava il coinvolgimento del vicepresidente dell’ONG dei cambi di regime del governo USA, il National Endowment for Democracy. Tale immediatezza sarebbe stata impensabile solo sei anni fa, quando Washington cercava d’imbarazzare Pechino suscitando violente proteste del movimento del Dalai Lama in Tibet, poco prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008. La Cina rifiuta apertamente la solita critica occidentale sui diritti umani e ha recentemente dichiarato il congelamento delle relazioni diplomatiche Cina-Regno Unito dopo una riunione del governo Cameron con il Dalai Lama, e con la Norvegia per il riconoscimento del dissidente Liu Xiaobo. Lo scorso anno, Pechino ha respinto le critiche di Washington per le sue storiche rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale. Ma cosa forse più significativa, negli ultimi mesi, la Cina ha coraggiosamente adottato l’agenda per costruire istituzioni alternative a FMI e Banca Mondiale controllati dagli statunitensi, un colpo potenzialmente devastante per la potenza economica degli Stati Uniti, se riesce. Per contrastare il tentativo degli Stati Uniti d’isolare economicamente la Cina dall’Asia con la creazione del partenariato Trans-Pacifico (TPP) degli USA, Pechino ha annunciato la propria idea di zona di libero scambio della regione Asia-Pacifico (FTAAP), un accordo commerciale “all inclusive, all-win” che promuove realmente la cooperazione Asia-Pacifico.
Elevare le relazioni con i russi
Allo stato attuale, ciò che emerge chiaramente è la decisione della Cina di mettere le relazioni con la Russia di Putin al centro delle nuove priorità strategiche. Nonostante decenni di diffidenza dopo la frattura sino-sovietica degli anni ’60, i due Paesi hanno iniziato una profonda e nuova cooperazione. Le due grandi potenze dell’Eurasia saldano i legami economici creando un futuro unico potenziale “sfidante” alla supremazia globale statunitense, come lo stratega della politica estera statunitense Zbigniew Brzezinski ha descritto nel suo La Grande Scacchiera nel 1997. Nel momento in cui Putin è impegnato in una vera guerra delle sanzioni economiche della NATO volta a rovesciarne il regime, la Cina non ha firmato uno, ma diversi giganteschi accordi energetici con le compagnie statali russe Gazprom e Rozneft, consentendo alla Russia di compensare la crescente minaccia alle esportazioni energetiche europee, una questione di vita o di morte per l’economia russa. Nel corso della riunione di novembre dell’APEC a Pechino, dove Obama ha subito un ridimensionamento diplomatico inconfondibile con la foto ufficiale a fianco della moglie di uno dei presidenti asiatici, mentre Putin era accanto a Xi. I simboli politici, soprattutto in Cina, hanno grande importanza essendo parte essenziale della comunicazione. Nella stessa occasione, Xi e Putin hanno concordato di costruire il gasdotto West Route dalla Siberia alla Cina, oltre alla storica Pipeline East Route concordata con la Russia a maggio. Quando saranno completati, la Russia fornirà il 40% del gas della Cina. Nella stessa occasione, a Pechino, il Capo di Stato maggiore Generale russo annunciava nuove importanti cooperazioni tra forze armate russe e PLA cinese.

Ora, nella grande guerra valutaria di Washington contro il rublo, la Cina ha annunciato di essere pronta, se richiesto, ad aiutare il partner russo. Il 20 dicembre, con il calo record nel rublo rispetto al dollaro, il ministro degli Esteri Wang Yi ha detto che la Cina fornirà aiuto, se necessario, ed espresso fiducia che la Russia supererà le difficoltà economiche. Allo stesso tempo, il ministro del Commercio Gao Hucheng ha detto che l’espansione del currency swap tra le due nazioni e il maggiore uso dello yuan negli scambi commerciali avrebbero maggiormente favorito la Russia. Ci sono altre sinergie tra Russia e Cina, in cui si coordinano più strettamente, come la decisione di Putin d’incontrare in primavera il Presidente della Corea democratica così come quello dell’India, un vecchio alleato dei russi con cui la Cina ha avuto rapporti fragili dagli anni ’50. Inoltre la Russia ha una posizione di forza verso il Vietnam dalla Guerra Fredda, con le imprese petrolifere russe che sviluppano le scoperte petrolifere offshore del Vietnam. In breve, una volta armonizzata la strategia geopolitica di entrambi, il peggior incubo geopolitico di Brzezinski si avvererà grazie, in gran parte, alle stupidissime politiche dei falchi neo-conservatori di Washington, del presidente Obama e dei cinici ricconi che li hanno comprati.
Tali mosse, sebbene pericolose, indicano che la Cina ha profondamente capito il gioco geopolitico di Washington e le strategie dei falchi neo-conservatori degli Stati Uniti e, come la Russia di Putin, non ha intenzione di piegarsi a ciò che considera la tirannia globale di Washington. Il 2015 sarà uno degli anni più decisivi e interessanti della storia moderna.


F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora