Giappone: dalla tragedia una nuova linea politica?

Vi proponiamo la traduzione di un articolo del 18 marzo 2011 di Francis Fukuyama - Senior Fellow alla Stanford Univerity's Freeman Spogli Institute for International Studies - pubblicato dall'edizione inglese del Kyodo News. Ringraziamo per la segnalazione e la traduzione Dario Tamburrano.

di Redazione - 19 Marzo 2011

Tutti negli Stati Uniti stanno seguendo con orrore e coinvolgimento i tragici eventi che hanno coinvolto il Giappone: il terremoto, lo tsunami, e ora la crisi alla centrale nucleare di Fukushima. Le immagini della distruzione sono incredibili, ma con esse anche le storie che vengono dal Giappone sulla forza delle vittime del disastro, come dell'eroismo di coloro che sono corsi in loro aiuto.

Ci saranno altre tragedie nei giorni a venire mano a mano che i corpi delle vittime verranno recuperati, ma anche nuovi racconti di enormi sacrifici affrontati dai propri cittadini, in modo particolare nei pressi della centrale nucleare. La popolazione giapponese ha reagito a questa tragedia con grande dignità e calma a dispetto delle circostanze. Non sono certo che altre società avrebbero fatto altrettanto.

Il terremoto e lo tsunami ci ricordano non solo quanto sia potente la natura, ma anche a quale livello una civiltà tecnologicamente avanzata sia dipendente da sistemi complessi e come i singoli individui diventino inermi quando non hanno più la possibilità di accedere ai telefoni cellulari, a internet e ad altre cose fondamentali come l'elettricità e l'acqua.

Questa non è comunque la prima volta che il popolo giapponese deve superare enormi traumi e sofferenze. E' già avvenuto nel momento del grande terremoto di Kanto nel 1923 e alla fine della II guerra mondiale. In un certo senso i giapponesi hanno dato del loro meglio quando si sono dovuti confrontare con momenti di gravi difficoltà e dolore. E' un popolo che è in grado di comprendere come rinnovare il proprio paese e rapidamente acquisire uno spirito di sacrificio utile a conseguire il bene comune.

La mia speranza è che questa tragedia nazionale sia l'occasione per un nuovo corso nella politica giapponese. Negli ultimi anni il Giappone ha sofferto le conseguenze delle lotte interne di una classe politica molto più impegnata nell'ottenere nel breve termine dei vantaggi sull'avversario, piuttosto che provare a lavorare seriamente insieme per risolvere le sfide a lungo termine della nazione. Di fronte a questo fenomeno, il comportamento dei politici giapponesi appare molto simile alle loro controparti americane, che sono stati di parte e incapaci di confrontarsi con i problemi di lungo termine del paese.

Il Giappone è la prima nazione del mondo sviluppato che affronterà l'invecchiamento della popolazione e tutte le problematiche di tipo economico e fiscale a questo collegate. Ciò di cui ha bisogno il Giappone, ma che non ha, è la leadership politica in grado di essere al di sopra questioni insignificanti e di guidare la nazione attraverso i sacrifici adeguati e necessari a ripristinarne la salute economica sul lungo periodo.

E' una condizione sfortunata quella della natura umana che periodicamente ha bisogno di uno choc di dimensioni inusuali per risvegliare le persone dalla compiacenza del businnes as usual. La risposta a breve termine alle conseguenze dello tsunami metterà alla prova la resilienza di ognuno, ma potrebbe preparare la strada verso un più forte senso degli obiettivi per la nazione che perdurerà oltre la contingenza della crisi in atto. Se questo accadrà, allora la sofferenza di coloro che sono stati colpiti da questo disastro non sarà del tutto vana.

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